Museo internazionale e
biblioteca della musica di Bologna

In Museo / Le sale espositive / Sala 2 - Frate Giambattista Martini

Nell’ovale attribuito ad Angelo Crescimbeni, che idealmente inaugura il percorso museale, è ritratta una delle più illustri personalità del Settecento musicale europeo, quella del francescano Giambattista Martini (Bologna, 24 aprile 1706 - 3 agosto 1784), di cui si celebra qui il prezioso lascito morale, intellettuale e materiale.
Dotato di cultura enciclopedica, padre Martini raccolse una biblioteca assai ricca e una preziosa galleria di ritratti di compositori, esecutori e teorici della musica; la sua dottrina e il suo magistero contrappuntistico furono d’esempio e di sprone per molti in Europa: fu il precettore di numerosi giovani compositori, e intrattenne una fitta corrispondenza con personalità politiche, culturali e musicali di spicco.
Le sue collezioni verranno affidate alle cure dell’allievo prediletto Stanislao Mattei (suo confessore ed erede spirituale, 1750-1825), che lo sostituì nell’incarico di maestro di cappella in S. Francesco; egli le preserverà dalla dispersione conseguente alla soppressione napoleonica delle corporazioni religiose e dalla confisca dei beni, facendone dono al Comune di Bologna.

Le decorazioni

La sala espositiva di padre Martini è stata collocata in quella che era la "Sala di Enea", l’eroe troiano celebrato dai pittori del classicismo bolognese in un genere assai diffuso nei saloni d’onore del ‘500, il fregio dipinto, di cui Nicolò dell’Abate è stato sicuramente il principale interprete. Gli affreschi alla Rocca dei Boiardo a Scandiano (ora alla Galleria di Modena) e in Palazzo Leoni a Bologna testimoniano quella particolare predilezione per un soggetto che avrebbe ispirato di lì a poco anche i Carracci a Palazzo Fava e a Palazzo Francia.
La borghesia colta di fine Settecento assimila i contenuti e i modelli della cultura classica in linea con i dettami di un’epoca fortemente laica e profana, in cui non è più il clero a commissionare le opere d’arte ma i nuovi protagonisti politici come Antonio Aldini, con scelte iconografiche che diventano metafora di virtù e allusioni alle attività svolte nelle singole stanze.
Le decorazioni della sala, databili tra il 1800 e il 1805, raccontano la vicenda narrata nel IV canto dell’Eneide in cui Enea, dopo un’intensa storia d’amore con la regina fenicia Didone, rinuncia ai propri sentimenti e parte per l’Italia dove darà origine alla discendenza latina: un esempio di virtù e di obbedienza ai propri doveri che allude alla battaglia politica combattuta in quegli anni postrivoluzionari da Antonio Aldini.
L’autore è il giovane Pelagio Pelagio, il cui interesse per l’antico e la pittura di storia ne fa un vero protagonista del genere, e non solo a Bologna, distinguendosi fin dalla primissima età neoclassica per un modo di comporre ordinato, con superfici suddivise in scomparti geometrici, figure ben proporzionate e una corretta resa prospettica dello spazio, lontana da qualsiasi effetto illusionistico di tipo scenografico-teatrale.
I protagonisti della storia spiccano su un fondo nero come su ceramiche etrusche, e mentre Enea sta ricevendo in sogno il mònito di Mercurio che lo sprona a partire, Didone è sdraiata sulla pira funebre e si toglie la vita per l’abbandono ricevuto.
Trofei d’armi e figure di Vittorie raccordano le pareti, e finti bassorilievi esagonali sul soffitto rievocano le battaglie combattute dall’eroe sul suolo romano contro Etruschi e Rutuli, prima di essere ricompensato e condotto sull’Olimpo a vivere insieme agli dei (tondo centrale).
I dipinti su tela delle sovrapporte e sopra al camino, attribuiti a Gaetano Tambroni, rappresentano Enea e Didone che si avviano verso la grotta, Enea nell'antro della Sibilla, la fuga da Troia con Anchise: figure minuscole in vasti paesaggi boscosi in atmosfera di gusto pre-romantico.

Dove

Sale espositive | Sala 2 - Frate Giambattista Martini